Al centro della foto Vittorio Emanuele III con la moglie Elena di Montenero, le figlie, e i nipotini. Il figlio del re, Umberto II, è quello all'estrema destra, egli sarà il futoro "re di maggio" per aver assunto la corona d'Italia solo per un mese prima di essere esiliato a Cascais.Gli alunni della maestra Rina DESIDERIO hanno fatto ricerche sulla Prima e Seconda Guerra Mondiale intervistando i loro nonni... dal lontano 1989. Ora, questi scolari sono diventati adulti e il loro interessante lavoro potrà essere letto dai figli!
giovedì 29 novembre 2007
Foto della famiglia reale di Casa Savoia
Al centro della foto Vittorio Emanuele III con la moglie Elena di Montenero, le figlie, e i nipotini. Il figlio del re, Umberto II, è quello all'estrema destra, egli sarà il futoro "re di maggio" per aver assunto la corona d'Italia solo per un mese prima di essere esiliato a Cascais.
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domenica 25 novembre 2007
figli della lupa, piccole italiane, balilla
Il Fascismo nei ricordi di nonna Edda
Le divise che indossavano le persone per fare la marcia su Roma ogni 24 maggio erano regalate dal governo.
I bambini piccoli che andavano a scuola erano chiamati “figli della lupa”, i bambini più grandi erano chiamati “balilla”, le bambine venivano chiamate “piccole italiane”; io ero la caposquadra di un gruppo di piccole italiane. La maestra mi aveva dato un diploma e una croce al merito di bronzo con scritto “gilla, italiano, littorio” e con un fiocchetto tricolore. I figli della lupa vestivano con: un calzoncini corto nero, una camicia blu, on un foulard blu e una bandierina tricolore; i balilla vestivano più o meno come i figli della lupa. Le piccole italiane vestivano con una gonna di cotone a pieghe e una camicia bianca con berretto.
Le famiglie che avevano sette figli non pagavano le tasse e l’estate, alla chiusura della scuola, li mandavano o al mare a Francavilla o in montagna, e non pagavano i libri.
Quando il governo aveva bisogno di fondi, mandava il maresciallo casa per casa e le persone spontaneamente dovevano donare la fede e le pentole di rame. Il sabato fascista non si andava a scuola e non si lavorava, ma ci si dedicava all’educazione fisica.
Per comperare i viveri c’era bisogno di una tessera che possedeva ogni individuo.
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giovedì 22 novembre 2007
Seconda guerra mondiale: servizio militare
Nonno Angelo e il servizio militare a far la guardia alla casa del Duce
Quando scoppiò la seconda Guerra Mondiale, io avevo 17 anni; anche se non ho partecipato, sono stato obbligato a fare il servizio militare, prima a Bologna, poi a Faenza.
Ogni giorno ci facevano marciare per ben 6-8 km, con le armi a tracolla e un cappello in testa.
Anche il pasto era umile: un tozzo di pane, un mestolo d’acqua calda e un pezzetto di carne surgelata (congelata).
Poi sono andato a Predappio, con altri commilitoni a far da guardia alla residenza del duce, mentre lui zappettava tranquillamente l’orto.
Il viaggio di ritorno fu molto difficoltoso: passai da Predappio a Foggia in 12 giorni di cammino.
Con gioia raggiunsi il mio paese.
Però, l’ho trovato tutto bombardato; anche la fame era un problema da affrontare. Preso il mio ciucchino, mi diressi verso Campomarino per prendere riso, sale e vino da tre treni distrutti.
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martedì 20 novembre 2007
La scuola fascista
Che severità nella scuola fascista, secondo le testimonianze del nonno di Davide
A scuola le maestre erano molto severe e se non ubbidivamo, ci davano bacchettate sulle mani o addirittura in testa oppure ci dovevamo inginocchiare sopra i ceci. Il giovedì non si andava a scuola, il sabato invece, che era festa del fascismo, indossavamo divise diverse e andavamo a fare gli esercizi ginnici. Gli uomini vestivano con calze color grigio o verde, camicia nera, pantaloncini grigio-verde e scarpe nere, invece le donne avevano le gonne nere, le scarpe nere e la camicia bianca.
La scuola durava dalla mattina fino alle due e poi tornavamo il pomeriggio fino alla sera.
Durane il viaggio in treno avevamo una specie di aratro che distruggeva la ferrovia per non far passare il nemico.
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sabato 17 novembre 2007
Gli scolaretti della maestra Rina
venerdì 16 novembre 2007
Fame in tempo di guerra
Racconta nonno Guido Russo che pativano tutti la fame in tempo di guerra, quando un litro d'olio costava due mesi di lavoro
«Nel periodo di guerra non era facile trovare del cibo. Infatti era stato dato ad ogni componente della famiglia una tessera sugli alimenti in cui c’era scritto che ciascuno doveva ricevere una determinata razione di cibo. Visto che era molto difficile trovare da mangiare, spesso ero costretto ad andare a comperare dei viveri al mercato nero. Lì però il cibo costava molto, ad esempio 1 l. d’olio costava 1000 £, l’equivalente di due mesi di lavoro. Costretti da questa situazione, ce ne andammo in Abruzzo, anche perché era una regione lontana dalle mire della guerra. Ci trasferimmo a Francavilla e qui, fortunatamente, i viveri costavano meno. Un giorno, però, arrivarono i tedeschi a Vasto e bombardarono villette e case. Venuti a sapere di questa situazione, ce ne andammo. fu un viaggio lungo e faticoso. Gli inglesi avevano mitragliato le locomotive e interrotte tutte le vie di comunicazione. ci trasferimmo per un po’ di tempo da una famiglia di contadini. Dopo aver superato mille difficoltà riuscimmo a tornare a Torino ma, con nostra sorpresa, la trovammo distrutta e per di più mio fratello era stato ucciso. eh sì, la guerra non si dovrebbe fare mai perché è il popola che ne paga le conseguenze e solo pochi che si approfittano degli altri si arricchiscono.
«Nel periodo di guerra non era facile trovare del cibo. Infatti era stato dato ad ogni componente della famiglia una tessera sugli alimenti in cui c’era scritto che ciascuno doveva ricevere una determinata razione di cibo. Visto che era molto difficile trovare da mangiare, spesso ero costretto ad andare a comperare dei viveri al mercato nero. Lì però il cibo costava molto, ad esempio 1 l. d’olio costava 1000 £, l’equivalente di due mesi di lavoro. Costretti da questa situazione, ce ne andammo in Abruzzo, anche perché era una regione lontana dalle mire della guerra. Ci trasferimmo a Francavilla e qui, fortunatamente, i viveri costavano meno. Un giorno, però, arrivarono i tedeschi a Vasto e bombardarono villette e case. Venuti a sapere di questa situazione, ce ne andammo. fu un viaggio lungo e faticoso. Gli inglesi avevano mitragliato le locomotive e interrotte tutte le vie di comunicazione. ci trasferimmo per un po’ di tempo da una famiglia di contadini. Dopo aver superato mille difficoltà riuscimmo a tornare a Torino ma, con nostra sorpresa, la trovammo distrutta e per di più mio fratello era stato ucciso. eh sì, la guerra non si dovrebbe fare mai perché è il popola che ne paga le conseguenze e solo pochi che si approfittano degli altri si arricchiscono.
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giovedì 15 novembre 2007
Sfollati a Torino
Gli sfollati a Torino nei ricordi di nonno Guido (7)
Ero a Torino e avevo nove anni quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale. Vivevo in una famiglia di undici persone e ogni mattina avevo il compito di andare a comperare il pane per tutta la famiglia. Ogni volta che andavo il panettiere mi dava un pezzo di pane in più così lo mangiavo per la strada. Quando una persona finì il pane datogli, cercava sempre di mangiare quello di un altro. Quando sono cominciati i bombardamenti, mio padre siccome conosceva molto bene l’Italia, decise di venire in Abruzzo perché era un posto riparato e non molto bombardato, ma anche perché si trovava più cibo.
Il viaggio durò 2 giorni e ci furono molte difficoltà. Quando arrivammo ci stabilimmo a Francavilla. Dopo l’armistizio cominciò la guerra di liberazione. Francavilla fu bombardata, così fummo costretti a ritornare a Torino. Il viaggio di ritorno durò 33 giorni e fu molto faticoso. Quando arrivammo trovammo tutto distrutto e i tedeschi mi presero con molti altri ragazzi e mi portarono a costruire dei fossati per nascondere i cannoni. Siccome si accorsero che ero più piccolo egli altri, avevo dei privilegi: andare e venire in qualsiasi momento della giornata.
Ero a Torino e avevo nove anni quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale. Vivevo in una famiglia di undici persone e ogni mattina avevo il compito di andare a comperare il pane per tutta la famiglia. Ogni volta che andavo il panettiere mi dava un pezzo di pane in più così lo mangiavo per la strada. Quando una persona finì il pane datogli, cercava sempre di mangiare quello di un altro. Quando sono cominciati i bombardamenti, mio padre siccome conosceva molto bene l’Italia, decise di venire in Abruzzo perché era un posto riparato e non molto bombardato, ma anche perché si trovava più cibo.
Il viaggio durò 2 giorni e ci furono molte difficoltà. Quando arrivammo ci stabilimmo a Francavilla. Dopo l’armistizio cominciò la guerra di liberazione. Francavilla fu bombardata, così fummo costretti a ritornare a Torino. Il viaggio di ritorno durò 33 giorni e fu molto faticoso. Quando arrivammo trovammo tutto distrutto e i tedeschi mi presero con molti altri ragazzi e mi portarono a costruire dei fossati per nascondere i cannoni. Siccome si accorsero che ero più piccolo egli altri, avevo dei privilegi: andare e venire in qualsiasi momento della giornata.
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